Giovanni Cerri
Giovanni Cerri ama la pittura e ne è pienamente ricambiato. La forza che scaturisce
dalle sue composizioni sta tutta nell’emozione di uno sguardo
che egli riesce a preservare intatto su un’umanità raccontata
attraverso la sua assenza, ovvero nel suo passaggio lungo i
luoghi in un tempo indefinito. Proprio questa assenza, che è
“più acuta presenza” come nella poesia di Bertolucci, risuona
come silenzio assordante nelle prospettive metafisiche di queste
vuote periferie urbane. Esattamente come nei falansteri abbandonati
alla luce “lercia” di Mamma Roma, o nelle fabbriche mute ritratte
da Basilico.
Le monocrome evanescenze da cui emergono, come in un sogno,
ora in un traliccio, ora un capannone dimesso, ora il tendone
di un vecchio circo che non diverte più, ci colpiscono perché
quella cruda desolazione riguarda in fondo la storia dell’uomo
moderno, le profondità di un immaginario collettivo in cui cielo,
terra, marciapiedi e persone diventano un’unica cosa, con lo
stesso dolore e le stesse sensazioni perdute nel nulla.
Mimmo Di Marzio - introduzione al catalogo della mostra personale "Acute presenze", Galleria Como Arte, Como, febbraio 2008
Sito ufficiale
www.giocerri.com
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