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Laura Fernandez Treviño è nata in Spagna, a Melilla, nel 1975.
Oggi vive e lavora a Milano.
Studi
1993-‘98: Laurea in Belle Arti, Facoltà di Belle Arti “Alonso Cano”, Università di Granada. Specializzazione in Arti plastiche e Pittura (Certificato dal Real decreto 1496/87, B.O.E. del 14 dicembre)
1996-‘97: Borsa di studio nel programma internazionale Erasmus, Nuova Accademia di Belle Arti, Milano
1999: Corso di post grado in restauro pittorico, P.D.M., Milano
Gli antichi greci ritraevano i loro soggetti esclusivamente
prima e dopo l’azione, nella vibrante tensione che precede
lo sforzo o nella catartica e deresponsabilizzata stasi che
segue ogni impresa o accadimento. Nelle opere di Laura
Fernandez la scelta del prima e del dopo non è esplicita e le
coordinate spazio temporali ci sfuggono continuamente con
variazioni minime ed impercettibili ma costanti. Così l’attesa
sale e gli occhi cercano indizi e tracce di un passaggio, di una
storia. Poi il quesito si scioglie e la calma pervade le pareti
dell’anima. Ma è solo uno stato di calma apparente, non può
durare. Le ombre tracciano i contorni della memoria e questa
condizione di costante immanenza ci fa presagire l’inaccaduto,
l’inespresso.
La pittura di Laura Fernandez è una metafora
della condizione esistenziale dell’uomo sempre in balia degli
eventi, apparentemente attraversata da elementi di stabilità
ma sostanzialmente precaria e incostante. L’ombra è oscurità
e luce, nascondiglio e rivelazione, dubbio e certezza. Nel suo
angusto perimetro si racchiude una speranza, quella di ritrovare
l’oggetto amato, desiderato. Plinio nella sua Naturalis Historia
parla del mito che originò il ritratto raccontando di una fanciulla
che disegnò sul muro l’ombra dell’amante addormentato,
per mantenerne un ricordo dell’immagine dato che stava per
partire per un lungo viaggio. L’ombra quindi diventa ancora
attesa: qualcosa è accaduto, qualcosa deve ancora accadere.
Sotto questo stato di calma apparente si agitano forti tensioni
emotive, si animano grandi aspettative, ma da fuori non traspare
nulla. Nelle opere di Laura Fernandez il quesito si apre a 360
gradi. L’artista interroga la tela con stesure di colore piatto che
geometricamente s’intersecano in un caleidoscopio di forme,
senza mai eccedere in clamori o ridondanze ma perseguendo
sempre con lucida consapevolezza un proprio equilibrio.
Le forme sono ombre e le ombre prendono i colori della luce
continuando quella esperienza che dal divisionismo in poi ha
visto numerosi pittori coinvolti in un’indagine che dava nuova
vitalità e protagonismo a un elemento grafico fino ad allora visto
più come virtuosismo tecnico che come fonte d’ispirazione
creativa: l’ombra. L’artista elabora le sue ombre partendo da un
colore neutro aggiungendo o togliendo strati fino a lasciare spazi
di tela grezza. Allarga inoltre la gamma di possibilità arrivando ad
usare superfici riflettenti che spersonalizzano l’oggetto ombra
facendo rientrare nell’opera anche l’ambiente circostante.
Così i “luoghi dell’ombra” sono quelli tracciati dall’artista ma
anche quelli vissuti dal visitatore, che viene coinvolto sempre di più
in un dialogo stretto e serrato, quasi confidenziale, con l’opera.
Nelle esperienze più recenti Laura Fernandez utilizza diversi piani
e livelli di lettura, creando nuovi dinamismi nelle sue composizioni.
Le stesure si stratificano e diventano sempre più grafiche ed
essenziali, con effetti ottici che “sfondano” la bidimensionalità
della pittura in pavimentazioni orizzontali ed elevazioni verticali
che con una lieve vertigine cercano nuove coordinate.
L’esplorazioni compiute però sono sempre caratterizzate da un
tratto morbido e vellutato che cerca di stemperare, nel quieto
lirismo delle fronde d’albero e nella calda familiarità degli interni
domestici, la drammaticità degli eventi.
In fondo quella dell’artista
è una percezione sicuramente enigmatica della realtà ma allo
stesso tempo anche portatrice di un messaggio vitale e positivo.
Le angolature scevre da ogni elemento narrativo sono un rifugio
sicuro, anonimo, non invadente, un luogo dove riporre le paure
e dimenticarle, dove è possibile trovare nuova forza ed energia.
I “luoghi dell’ombra” custodiscono, nel sicuro scrigno di un
quadro, l’ultimo bagliore di luce, l’ultima gioia, l’ultima speranza
della sera, per conservarli fino al mattino successivo, quando i
fantasmi della notte svaniscono.
Cristina Guerra
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